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giovedì 14 maggio 2009

Repubblica e le dieci domande a Berlusconi





In attesa delle risposte che non verranno, pubblichiamo il video- inchiesta di Repubblica perchè ognuno possa farsi un'idea di quel che è successo e sta succedendo.

Non si tratta di "ravanare" nelle faccende private di Silvio Berlusconi, ma di chiedere a gran voce che il Presidente del Consiglio dia pubbliche spiegazioni ad una serie di incongruenze tra le sue dichiarazioni e quel che invece emerge ricostruendo fatti e rileggendo le testimonianze degli altri protagonisti di questa vicenda.

In un Paese normale queste risposte sarebbero pretese da tutta l'opinione pubblica.

E, certamente, in un Paese normale sarebbe normale che il Parlamento reclamasse la verità., perchè in un paese normale chi è chiamato alla guida del governo non può e non deve mentire.

Ma l'Italia non è più un Paese normale.

Nel nostro Paese, ormai, nemmeno una sentenza della magistratura che, nella sua motivazione, spiega a chiare lettere che l'avvocato David Mills è stato condannato per falsa testimonianza avendo mentito sotto giuramento"per consentire a Berlusconi e alla Fininvest l'impunità dalle accuse, o almeno, il mantenimento degli ingenti profitti realizzati", riuscirà a suscitare quella giusta indignazione che dovrebbe costringere qualunque politico a rassegnare le dimissioni...

Non è quindi solo l'arroganza del potere.

C'è nella maggioranza dell'opinione pubblica un tolleranza nei confronti del capo, che non si spiega se non con il riconoscimento di un sentimento collettivo di resa dei conti nei confronti dell'altra metà del paese...

E per far questo ogni strumento è lecito: i medici spia, i presidi poliziotti, le ronde di gruppi privati per le strade...

Il sonno della ragione, si sa genera mostri.

Noi, che la nostra ragione teniamo ben sveglia, non possiamo far altro che provare a scuotere chi sembra voler solo dormire.

mercoledì 17 dicembre 2008

La religione, il Vaticano, l'omosessualità e l'omofobia...

Articolo di Sergio zanoletti
Tutti sono eguali dinanzi alla legge e hanno diritto, senza alcuna discriminazione, ad una eguale tutela da parte della legge. Tutti hanno diritto ad una eguale tutela contro ogni discriminazione che violi la presente Dichiarazione come contro qualsiasi incitamento a tale discriminazione.
(Art 7 – Dichiarazione universale dei diritti umani)


La notizia è nota: a nome dell’Unione Europea, la Francia ha presentato alle Nazioni Unite una proposta per promuovere una campagna mondiale per la depenalizzazione dell’omosessualità.
Iniziativa pregevole e necessaria se si pensa che nel mondo ci sono più di 80 stati nei quali l’omosessualità è ancora considerata un reato, punito con una multa, con il carcere, con i lavori forzati e addirittura con la pena di morte.

Tutto ciò nonostante, in teoria, gli omosessuali siano “protetti” dai trattati internazionali sui diritti umani, quali la Carta Internazionale dei Diritti Umani, il Patto Internazionale su Diritti Civili e Politici e il Patto Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali, che mirano a garantire ad ogni persona gli stessi diritti indipendentemente dalle loro scelte politiche, religiose e sessuali.

Per meglio capire ciò di cui sto parlando, ecco un elenco, probabilmente parziale, degli stati in cui l’omosessualità è, a vario titolo, perseguita:
(fonte: www.arcigaymilano.org)

PAESI A MAGGIORANZA MUSSULMANA:

Afganistan (Asia)La pena di morte è in fase di cambiamento dopo la fine del potere talebano

Algeria (Africa)L'art. 338 prevede fino a 3 anni di reclusione e un'ammenda

Arabia Saudita (Asia)L'omosessualità è punita con la pena di morte.

Bahrein (Asia)Recentemente è stata attivata la legge islamica, ma l'art. 337 prevede la deportazione e fino a 10 anni di reclusione.

Bangladesh (Asia)L'art. 377 del codice penale prevede la prigione a vita.

Benin (Africa)c.p. art. 88 reclusione da 1 a 3 anni e un'ammenda

Brunei (Indonesia)c.p. artt. 292 ... e 377 reclusione fino a 10 anni ed un'ammenda

Cecenia (Asia)L'omosessualità è punita con la morte.

Djibouti - Gibuti (Africa)L'omosessualità è illegale e punita prigione.

Egitto (Africa)Non vi è un vero e proprio articolo contro l'omosessualità, ma i gay sono condannati giuridicamente perché lesivi della pubblica morale con pene da 1 a 5 anni e con invii ai lavori forzati. Nel maggio 2002 il presidente Mubarak ha ordinato un nuovo processo per 50 dei 52 uomini processati nel 2001 a causa della loro presunta omosessualità. Nel marzo 2003 il tribunale ha condannato a tre anni di carcere 21 degli imputati e ne ha rilasciati altri 29. Le condanne inflitte agli altri due imputati del processo originario sono state confermate: Sherif Farahat è stato condannato a cinque anni di carcere e Mahmud Ahmed Allam a tre anni di carcere. Nel corso del 2002 sono stati assolti in appello nove uomini condannati in primo grado a tre anni di carcere per "depravazione abituale". Gli uomini hanno dichiarato di essere stati torturati e maltrattati durante la detenzione.

Emirati Arabi Uniti (Asia)L'art. 354 del codice penale federale prevede la pena di morte. L'art. 80 del codice di Abu Zhabi prevede la prigione fino a 14 anni, mentre il codice penale di Dubai prevede la reclusione fino a 10 anni (art. 177 del codice penale).

Gambia (Africa Equatoriale)c.p. art. 144 reclusione fino a 14 anni

Gibuti (Africa centrale)reclusione di durata da stabilirsi

Giordania (Asia)Gli atti omosessuali sono severamente proibiti e la pena consiste nella reclusione.

Guinea (Africa Equatoriale)c.p. art. 325 reclusione da 6 mesi fino a 3 anni e un'ammenda

Iran (Asia)Per i maschi, la morte. Per i minorenni, 74 fustigate, per le femmine, 100 fustigate. Articoli 108 - 113 cod. penale.

Kenia (Africa)Gli articoli 162 e 165 del codice penale condannano l'omosessualità come crimine contro-natura con la prigione da 5 a 14 anni..

Kwait (AsiaL'art. 193 del codice penale prevede la reclusione fino a 7 anni.

Libia (Africa)In base all'art. 407 del codice penale è previsto l'imprigionamento da 3 a 5 anni.

Malaysia (Asia)Art. 377 del codice penale: la condanna prevede fino a 20 anni di carcere e una multa in denaro.

Maldive (Asia - Isole Oceano Indiano)c.p. art. 377 reclusione

Marocco (Africa)L'omosessualità è illegale anche in Marocco, dove la pena prevista dall'articolo 489 del codice penale prevede una condanna alla reclusione da 6 mesi a tre anni, più il pagamento di una multa.

Mauritania (Africa)Dall'introduzione della Sharia, la pena prevista è la morte.

Nigeria (Africa)Condanna a morte (il condannato viene schiacciato da una parete spintagli addosso dal boia).

Oman (Asia)In base all'art. 33 del codice penale, l'atto omosessuale è punito con la prigione da 6 mesi a un anno.

Pakistan (Asia)c.p. art. 377 reclusione fino a 2 anni e 100 frustate o morte per lapidazione

Qatar (Asia)L'art. 201 del codice penale prevede fino a 5 anni di prigione.

Senegal (Africa)L'art. 319 del codice penale prevede la reclusione da 1 a 5 anni e una multa.

Somalia (Africa)Art. 409 del codice penale: carcere da 3 mesi a 3 anni.

Siria (Asia)E' prevista la prigione, in base all'art. 520 del codice penale, fino a 3 anni.

Sudan (Africa)In base all'art. 316 del codice penale, la pena prevista varia da 100 fustigate alla pena capitale.

Tagikistan (Asia)L'omosessualità è illegale, art. 125.1 (ex 121 dell'URSS).

Tunisia (Africa)L'omosessualità è illegale, ma tollerata. L'art. 330 del codice penale prevede fino a 3 anni di carcere.

Turchia (Asia)In Turchia l'omosessualità non è ufficialmente illegale ma la polizia periodicamente irrompe nelle case di gay e lesbiche eseguendo arresti.


Uzbekistan (Asia)L'art. 120 del codice penale del codice penale del 1995 prevede la reclusione fino a 3 anni.

Yemen (Asia)Pena di morte, viene applicata la Sharia.

EUROPA
Romania (rel. ortodossa 87% cattolica 6%)In Romania i rapporti omosessuali tra adulti erano puniti con una pena detentiva da uno a cinque anni di prigione (art. 200 par. 1 e 2 del codice penale). L'ingresso della Romania nel Consiglio d'Europa, nell'ottobre 1993, è stato subordinato alla modifica di alcune norme di legge come l'art. 200 par. 1 e 2. Dopo tre anni il parlamento rumeno, ignorando i numerosi appelli dei paesi europei e di Amnesty International, ha approvato un nuovo art. 200 in cui dichiara l'omosessualità un "pubblico scandalo" e istituisce il reato di favoreggiamento ed istigazione all’omosessualità, anch’essi punibili con pene detentive da 1 a 5 anni. Doru Marian Beldie, di 19 anni, è stato arrestato a Bucharest il 16 giugno 1992 ed accusato di aver avuto rapporti omosessuali con un minore. Beldie è stato colpito alle mani e ai piedi per diverse ore; la polizia tentava di costringerlo a firmare una confessione. In seguito è stato condannato a 4 anni e mezzo di prigione. In detenzione ha subito ripetute violenze da parte degli altri prigionieri. Marcel Brosca, studente rumeno di 20 anni, è stato arrestato nel marzo 1992 a Tecuci mentre dormiva in stazione aspettando un treno per andare a casa. Quattro poliziotti ed un ragazzo di 17 anni lo hanno avvicinato, svegliato ed accusato di violenza sessuale sul minorenne. Dopo averlo picchiato a sangue con i manganelli lo hanno arrestato; è stato condannato a 5 anni di reclusione. In Romania, fra il 1993 ed il 1995, almeno 11 persone sono state arrestate con l'accusa di essere omosessuali. Amnesty International ha documentato 57 casi di persone imprigionate in base all'art. 200 par. 1 e 2: tra esse figurano Milorad e il suo compagno che sono stati rilasciati in seguito alle pressioni di Amnesty International con enormi problemi di reinserimento perché la polizia aveva pubblicato le loro fotografie e la loro storia. Nessuno era più disposto ad offrire loro un posto di lavoro e Milorad, in preda alla disperazione, si è suicidato nel 1995 mentre il suo compagno ha ottenuto asilo politico.
ASIA
Bhutan (rel. buddista 75% induista 25%)La pena varia a seconda della situazione ed arriva fino alla reclusione a vita

Myanmar - Birmania (rel. buddista 90%)c.p. art. 33 reclusione fino ad un anno

Cina (rel. tradizionale 20% buddista 9% cristiana 6% atea 64%)c.p. art. 106 reclusione fino a 5 anni, anche se non è un articolo esattamente anti-omosessualità

India (rel. induista 82% musulmana 12%)c.p. art. 377 reclusione a vita

Nepal (rel. induista 87%)c.p. art. 377 reclusione

Singapore (rel. buddista 54% musulmana 15%)c.p. art. 377 reclusione a vita

Sri Lanka (rel. buddista 69% induista 15% musulmana 8%)c.p. art. 365 A reclusione fino a 10 anni
AFRICA ( PAESI NON MUSSULMANI)
Botswana (rel. tradizionale 55% cristiana32%)c.p. art. 164 ... reclusione per un periodo non inferiore a 7 anni

Burundi (rel. cattolica 65% atea 19%)L'omosessualità è punita come "atto immorale"

Camerun (rel cattolica 35% musulmana 22%)c.p. art. 347 reclusione da 6 mesi a 5 anni, più un'ammenda

Capo Verde (rel. cattolica)c.p. art. 390... reclusione per rapporti "contro natura" e "contro la decenza pubblica e personale"

Etiopia (rel. ortodossa 50% musulmana 33%)c.p. art. 600 reclusione da 10 giorni fino a 3 anni

Ghana (rel. cristiana 58% musulmana 16%)c.p. art. 105 reclusione da stabilirsi, ma ci sono testimonianze di torture

Kenia (Africa Equatoriale - rel. tradizionale 31% cristiani 29%)c.p. art. 162 ... reclusione da 5 fino a 14 anni

Liberia (Africa Equatoriale - rel. cristiana 68% tradizionale 18% musulmana 14%)c.p. art. 14.74 reclusione di un periodo da determinate in base alla volontarietà o all'involontarietà

Malawi (Africa Equatoriale - rel. protestante 20% tradizionale 10% musulmana 20%)c.p. art. 153 ... reclusione; il cittadino occidentale viene allontanato e ritenuto "indesiderato"

Mauritius (Africa Equatoriale Oceano Indiano - rel. induista 51% cattolica 27% musulmana 16%)c.p. art. 250 reclusione fino a 5 anni

Mozambico (Africa del Sud - rel. tradizionale 47% musulmana 28% cattolica 12%)c.p. art. 70 reclusione fino a 3 anni

Namibia (Africa del Sud - rel. protestante 52% cattolica 17%)L'omosessualità non è tollerata, ma non ci sono leggi che la puniscano

Tanzania (Africa del Sud - rel. cristiana 44% musulmana 37%)c.p. art. 154 ... reclusione fino a 14 anni

Togo (Africa Equatoriale - rel. tradizionale 50% cattolica 23% musulmana 15%)c.p. art. reclusione fino a 3 anni

Uganda (Africa Equatoriale - rel. cattolica 45% anglicana 39% musulmana 11%)c.p. art. 140 ... reclusione, anche a vita Nel marzo 2002 il presidente Museveni, in un discorso durante un convegno dei capi di governo del Commonwealth in Australia, ha dichiarato che i buoni risultati nella lotta contro l'Aids in Uganda sono stati ottenuti perché nel paese non vi sono omosessuali. Il 30 agosto dello stesso anno, il ministro dell'Etica e dell'Integrità ha ordinato alla polizia di arrestare e condannare gli omosessuali. Per tutto l'anno, agenti delle forze di sicurezza hanno continuato a sottoporre a vessazioni membri della comunità gay, e diverse persone sono state arrestate per motivi legati al loro orientamento sessuale.

Zambia (Africa del Sud - rel. tradizionale 27% protestante 23% cattolica 17%)Carta 87 e 15 reclusione fino a 14 anni

Zimbabwe (Africa del Sud - rel. tradizionale 40% protestante 34% cattolica 7%)c.p. art. reclusione fino a 3 anni
OCEANIA
Cook, protettorato NZ (rel. protestante 58% cattolica 17%)c.p. art. 155 eclusione fino a 7 anni, ma in genere viene associato l'art. 104 ( 5 anni reclusione)

Fiji (rel. cristiana 52% induista 38%)c.p. art.175 reclusione fino a 14 anni

Kiribati (rel.cattolica 35% protestante 38%)c.p. art. 153 reclusione fino a 14 anni

Marshall (rel. protestante 62% cattolica 8%)Tit. 31.1.XXV.53 reclusione fino a 10 anni

Niue (protettorato NZ - rel. protestante 64% cattolica 4%)c.p. art. 170 reclusione fino a 10 anni

Papua Nuova Guinea (rel. protestante 60% cattolica 28%)c.p. art. il rapporto anale è punito con la reclusione fino a 14 anni

Samoa Ovest (rel. protestante 63% cattolica 21%)c.p. art. 58 reclusione fino a 5 anni

Salomone (rel. protestante 42% anglicana 34%c.p. art. 153 reclusione fino a 14 anni

Tokelau, protettorato NZ (rel. protestante 67% cattolica 30%)c.p. art. 170 reclusione fino a 10 anni

Tonga (rel. protestante 43% cattolica 16%)c.p. art. 136 reclusione fino a 10 anni

Tuvalu (rel. protestante 86%)c.p. art. 153 reclusione fino a 14 anni
AMERICHE
Brasile (America del Sud - rel. cattolica 74% protestante 15%)L'omosessualità non è illegale ma omofobia e violenze sono assai diffuse. Nel 1993 Renildo José dos Santos, bisessuale che ha pubblicamente dichiarato il proprio orientamento sessuale, è stato rapito da una squadra della morte davanti alla famiglia e a tutto il vicinato; sono stati riconosciuti appartenenti alla polizia tra i rapitori. Il suo corpo senza testa (recante evidenti segni di tortura) è stato ritrovato due giorni dopo in una discarica. Normalmente chi si impegna in difesa dei diritti degli omosessuali viene preso di mira dalla polizia: dopo l'omicidio di Renildo José dos Santos l'unico giornalista, Reinaldo Cabral, che aveva avuto il coraggio di palare dell'omicidio e delle violenze della polizia, ha ricevuto minacce telefoniche; il 3 aprile 1994 due uomini armati sono entrati nella sua casa minacciandolo con un fucile ed incendiandogli la macchina. Il 13 giugno 1994 due consiglieri del Partito degli Operai Brasiliani, l'avv. Reinaldo Guedes Miranda ed il poeta Hermógenes Da Silva Almeida Filho, che si erano impegnati in difesa dei diritti degli omosessuali e degli afro-americani, sono stati uccisi a colpi di arma da fuoco da un sicario legato – a quanto pare – alla polizia.

Colombia (America del Sud - rel. cattolica 92%)Non ci sono leggi contro l'omosessualità che però viene perseguitata anche violentemente da gruppi e organizzazioni paramilitari. Numerose squadre della morte uccidono gli omosessuali, i senza tetto, i disoccupati e le minoranze in genere, mettendo in atto un progetto di pulizia sociale. Le vittime vengono massacrate per strada o rapite e portate chissà dove per essere poi ritrovate morte con evidenti segni di tortura. Nella maggior parte dei casi gli assassini rimangono impuniti.

Costa Rica (America Centrale - rel. cattolica 86%)In Costa Rica, nel 1993, almeno 7 travestiti sono stati arbitrariamente arrestati e trattenuti per alcune ore dalla polizia che li ha umiliati e costretti a sottoporsi a diverse prestazioni sessuali.

Cuba (rel. cattolica 39% protestante 3% altre 58%)c.p. art. 303 reclusione fino a 3 anni per la manifestazione pubblica dell'omosessualità.

Ecuador (America Centrale - rel. cattolica 93%)L'Ecuador è tra i pochissimi paesi al mondo ad includere nella propria Costituzione un articolo contro la discriminazione basata sull'orientamento sessuale (gli altri paesi sono Canada, Irlanda, Nuova Zelanda, Sudafrica e Svizzera). Ciononostante, nel paese latinoamericano la discriminazione e gli abusi per motivi legati all'orientamento sessuale sono molto frequenti. La tortura continua a essere usata per umiliare e punire detenuti glbt (lesbiche, gay, bisessuali, transessuali). Nel mese di aprile 2003, due adolescenti transessuali sono stati "venduti per sesso" dalle guardie ad altri prigionieri del centro di detenzione provvisoria di Guayaquil.

Giamaica (America Centrale - rel. protestante 39% cattolica 10%)c.p. art. 76 ... reclusione e lavori forzati fino a 10 anni Dalla Giamaica pervengono ripetute segnalazioni di violenze nei confronti di omosessuali commesse sia dalla polizia sia da semplici cittadini. Nel gennaio 2002 il governo ha rifiutato di abrogare la legislazione che considera illegali i rapporti sessuali in privato tra uomini adulti consenzienti. A ottobre il Regno Unito ha concesso lo status di rifugiato a un omosessuale con la motivazione secondo cui l'omofobia è così grave in Giamaica da costituire una seria minaccia per la sicurezza personale.Grenada (America Centrale - rel. cattolica 53% anglicana 14%)c.p. art. 377 l'omosessualità è illegate ma non si hanno notizie sulle pene

Guyana (America del Sud - rel. induista 34% cristiana 30%)c.p. art. 351 reclusione fino a 2 anni

Messico (America Centrale - rel. cattolica 88% protestante 5%)L'omosessualità non è perseguita con leggi ma spesso con iniziative di gruppi o apparati parapolitici che non vengono perseguiti. Tra il 1991 e il 1994 12 gay sono stati uccisi nello stato del Chiapas. Uno di essi, Neftali Ruiz Ramirez, era il vice-presidente del gruppo Tuxtla Gutìevrez gay e travestiti. Ramirez è stato sicuramente raggiunto da un colpo sparato da un agente di polizia ma l'inchiesta sulla sua morte è stata insabbiata per nascondere le torture e gli abusi subiti dai membri di questo gruppo.

Nicaragua (America Centrale - rel. cattolica 73% protestante 17%)c.p. art. 205 reclusione fino a 3 anni

Puerto Rico (U.S.A - rel cattolica 65% protestante 28%)c.p. art. 103 reclusione fino a 10 anni

Trinidad e Tobago (Centramerica - rel cattolica 30% protestante 29% induista 24%)sess. 13 reclusione fino a 10 anni

Turks e Caicos - Regno Unito (America del Nord - rel. protestante)c.p. art. 41 reclusione anche a vita, a discrezione del giudice

U.S.A.Negli Stati Uniti una sentenza della Corte Suprema del 26 giugno 2003 ha reso incostituzionali le leggi contro la sodomia che erano ancora in vigore in diversi Stati dell'Unione. La sentenza fu emessa alla conclusione del ricorso presentato dal cittadino Lawrence contro lo Stato del Messico. Lawrence e il suo compagno erano stati arrestati e privati dei diritti civili in quanto sorpresi a consumare un rapporto sessuale nella propria abitazione. Riportiamo comunque la situazione legislativa negli Stati Uniti in vigore fino al 26 giugno 2003(vedi mappa a fianco)Ci sono 10 Stati che hanno leggi contro la sodomia che valgono sia per gli eterosessuali che per gli omosessuali:Alabama, Florida, Idaho, Louisiana, Michigan, Mississippi North Carolina, South Carolina, Utah, Virginia Ci sono poi 4 Stati con leggi contro la sodomia valide solo per gli omosessuali: Kansas, Missouri, Oklahoma, TexasPer completare l'informazione elenchiamo anche gli altri Stati con l'anno in cui sono state abolite le leggi contro la sodomia:Illinois (1962) Connecticut (1971) Colorado (1972) Oregon (1972) Delaware (1973) Hawaii (1973) Ohio (1974) North Dakota (1975) New Hampshire (1975) New Mexico (1975) California (1976) Maine (1976) Washington (1976) West Virginia (1976) Indiana (1977) South Dakota (1977) Vermont (1977) Wyoming (1977) Nebraska (1978) Iowa (1978) New Jersey (1979) Alaska (1980) Wisconsin (1983) Nevada (1993) District of Columbia (1993) Rhode Island (1998) Arizona (2001)

Come si può notare non si tratta di questione teorica riguardante generici quanto deprecabili atteggiamenti omofobici. Si tratta di un numero enorme di stati che hanno recepito nel loro ordinamento giuridico precise leggi contro l’omosessualità, punendola con pene severe e in ben sette stati con la morte!
Sorprende quindi che il Vaticano si sia schierato contro la richiesta di depenalizzazione dell’omosessualità e ancor più sorprendono le ragioni con le quali è stata motivata tale posizione, espresse in un’intervista da monsignor Celestino Migliore, osservatore dello Stato Vaticano all’Onu ( Il vaticano infatti è uno dei due stati del mondo che non ha aderito all’organizzazione delle nazioni unite)
«Il catechismo della Chiesa cattolica, dice, e non da oggi, che nei confronti delle persone omosessuali si deve evitare ogni marchio di ingiusta discriminazione. Ma qui, la questione è un`altra. Con una dichiarazione di valore politico, sottoscritta da un gruppo di paesi si chiede agli Stati e ai meccanismi internazionali di attuazione e controllo dei diritti umani di aggiungere nuove categorie protette dalla discriminazione, senza tener conto che, se adottate, esse creeranno nuove e implacabili discriminazioni. Per esempio, gli Stati che non riconoscono l'unione tra persone dello stesso sesso come "matrimonio" verranno messi alla gogna e fatti oggetto di pressioni».
Non è un poco azzardata questa affermazione? Si sta dicendo che nel tentare di impedire ad uno stato di incarcerare e uccidere degli uomini colpevoli di amare persone dello stesso sesso, si spingerebbe verso la discriminazione di quegli stati che non riconoscono le unioni omosessuali. Come se le due cose potessero essere messe sullo stesso piano, prima di tutto! E poi qual è il passaggio logico? In quale modo nell’impedire di incarcerare un gay si discriminano gli stati che non ammettono il matrimonio tra gay?

Sarebbe come dire che, per esempio, nello schierarsi contro la persecuzione dei sacerdoti in talune nazioni, si innescherebbero dei meccanismi di discriminazione nei confronti degli stati che applicano il principio della separazione tra Stato e Chiesa.

Penso che di fronte a simili argomentazioni come giustificazione di un disimpegno nella lotta contro le persecuzioni religiose, il Vaticano risponderebbe con forza e ai massimi livelli.

Questa posizione, semplicemente, non sta in piedi: difetta di logica ma anche di buon senso, perché è intuitivo pensare che essendo ancora nella situazione di dover lottare per impedire che venga incarcerato o ucciso chi non è sessualmente uniformato, sarebbe perlomeno controproducente alzare il livello delle richieste fino al riconoscimento di parità dei diritti tra copie etero e omosessuali, perché, in questo modo, si alimenterebbero le paure omofobiche, anche in quei settori dell’opinione pubblica che potrebbero riconoscere, ma a fatica, l’ingiustizia della criminalizzazione delle scelte sessuali…

Chiarito questo aspetto non si può comunque rinunciare ad evidenziare che Monignor Migliore, in pratica, ha affermato che non è opportuno intervenire contro le discriminazioni sessuali perché questo potrebbe creare una discriminazione verso quegli stati che applicano una discriminazione sulla base delle scelte e dei comportamenti sessuali!!!

E’ utile ricordare che l’omosessualità non è soltanto legata alla sessualità.

E’ infatti una condizione che investe direttamente la sfera affettiva, anche se, dal punto di vista scientifico, non si è ancora arrivati ad una sua chiare ed univoca definizione.

Il mondo scientifico riconosce però che uno dei motivi che hanno fin’ora impedito di definire con esattezza scientifica l’omosessualità va ricercato nella mancanza di un nucleo minimo di dati che riesca ad ottenere il consenso della maggioranza dei ricercatori, e ciò è dovuto sia al pregiudizio che ha, in qualche modo, condizionato il metodo di ricerca sia all’approccio che pretende di dare una spiegazione all’esistenza dell’omosessualità, prescindendo dalla domanda sulla genesi dell’eterosessualità, come è ben spiegato su wikipedia:

“Una parte eccessiva di tali ricerche postula infatti l'eterosessualità come un dato che esiste in sé e per sé, che non ha bisogno di spiegazioni, che non ha uno sviluppo, che non ha una storia diacronica ma è un dato fisso, eterno, uguale a sé stesso da tutti i secoli e nella vita di ogni singolo individuo. Il che equivale, dal punto di vista metodologico, a voler spiegare cosa sia il ghiaccio rifiutando di sapere cosa siano l'acqua o il vapore: un approccio scientifico che postulasse, a priori, che acqua e ghiaccio sono realtà diverse, non studiabili contemporaneamente, non otterrebbe in effetti "spiegazioni" più di quante ne abbia ottenute la ricerca sulle cause dell'omosessualità”

In ogni caso gli studi scientifici sono riusciti perlomeno ad escludere che l’omosessualità sia una malattia o un disturbo psichiatrico, come è stato definitivamente riconosciuto sia Dall’American Psychiatric Association (APA) nel 1987 che dall’ Organizzazione Mondiale della Sanità nel 1990, con decisione diventata ufficiale con la promulgazione del DSM IV ( Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) del 1994.

Finalmente la posizione ufficiale del mondo scientifico, sia negli Usa, sia negli altri Paesi occidentali, ivi inclusa l'Italia, è che l'omosessualità costituisce "una variante del comportamento sessuale umano".
E’ quindi uno stato, una condizione dell’essere umano che incide non soltanto sui comportamenti sessuali ma anche su quelli affettivi.
Va da se allora che non riconoscere alle unioni omosessuali diritti e tutele simili a quelle riconosciute alle unioni eterosessuali è una forma di discriminazione che limita pesantemente i diritti individuali della persona, stabilendo delle differenze giuridiche che vanno dalla iper-protezione della famiglia tradizionale al totale disinteressamento,quando non c’è esplicita repressione, per quanto riguarda quella omosessuale. Con pesanti ripercussioni nei diritti individuali nel campo per esempio del diritto ereditario, pensionistico, dell’assistenza in genere e della possibilità di farsi rappresentare in caso di necessità dalla persona che si ama e con la quale si è deciso di dividere la vita.
Una volta riconosciuta l’omosessualità come una variante del comportamento sessuale, e quindi come condizione “innata”, limitare i diritti delle persone omosessuali ha la stessa valenza che il limitare i diritti di una persona perché nata con i capelli biondi in una società di mori o viceversa!
Certo, la posizione della Chiesa parte da altri presupposti.
Il pensiero di tipo religioso in genere non riconosce la questione delle "cause" dell'omosessualità se non in quanto problema morale.
Il pensiero religioso, salvo alcuni distinguo per esempio nella chiesa Anglicana, non riconosce l’omosessualità come condizione in qualche modo “innata”. Trascura il suo lato affettivo che prescinde dalla sessualità o meglio che induce al comportamento omosessuale analogamente a quanto avviene con il comportamento eterosessuale.
Ignorando i dati scientifici il pensiero religioso postula l’esistenza di una natura umana univoca e quindi ritiene che chi abbia comportamenti contrari a quelli stabiliti dalla natura, lo faccia per vizio o per scelta morale “contro natura”,
Da qui l’atteggiamento di molte chiese cristiane, convinte del fatto che con la volontà e la preghiera sia possibile "guarire" dall'omosessualità (una convinzione espressa in associazioni che sono la loro emanazione, come Exodus International, Courage, e Living Waters, quest'ultima operante anche in Italia),
A parte il fatto che questa posizione cozza in modo lampante con la constatazione che l’omosessualità non è una condizione esclusiva della razza umana ma è abbondantemente diffusa in tutte le specie animali alle quali non credo sia possibile attribuire la capacità di scelte morali o ideologiche, posso anche riconoscere alla chiesa il diritto di esprimere posizioni ascientifiche, denunciando come peccato ciò che per altri è non solo legittimo ma eticamente necessario.
(Penso per esempio alla condanna della chiesa all’uso dei preservativi, nonostante siano l’unico mezzo efficace per prevenire le malattie trasmissibili sessualmente come per esempio L’AIDS.)
Detto questo, lasciamo pure alla religione, alle chiese e ai loro fedeli di darsi le regole di comportamento sociali coerenti con le loro dottrine.
Lasciamo che la Chiesa continui a pensare che l’omosessualità sia curabile con la preghiera e l’astinenza, pur non rinunciando, però, al diritto di criticare tali posizioni evidenziandone le incongruenze e talvolta le assurdità, come nel caso del video di Severio Tommasi e Ornella De Zordo ( guarire si deve: Chiesa e omosessualità) censurato da You Tube ma trasmesso da ARCOIRIS TV (http://www.arcoiris.tv/modules.php?name=Flash&d_op=getit&id=10999 )
Lasciamo che la Chiesa lpropagandi le sue posizioni, anche quando tali posizioni ostacolano la soluzione di problemi seri come L’AIDS, ma rifiutiamoci di accettare passivamente la pretesa che tali posizioni siano giuste soltanto perché espresse da una religione e da una Chiesa, qualunque essa sia.
Rifiutiamoci di accettare passivamente che scelte di comportamento individuale che non nuocono agli altri, possano passare dalla sfera dell’etica e della morale a quella del diritto penale, della repressione e discriminazione sociale!
E denunciamo l’ipocrisia e la malafede quando sono evidenti come nel caso della dichiarazione di Monsignor Celestino Migliore che da una parte riconosce che gli omosessuali sono sottoposti ad ingiuste discriminazioni, dimenticandosi però che tali discriminazioni derivano anche dalle posizioni di quasi tutte le confessioni religiose che si ostinano a considerare l’omosessualità un vizio, una devianza dalla comune morale che va combattuta anche accettando, come male minore, che un omosessuale possa essere incarcerato e ucciso, pur di non correre il rischio di riconoscergli quei diritti che solo l’intolleranza ideologica può arrivare a negare.
Gli omosessuali sono una minoranza discriminata perché non uniforme al sistema dominante e non uniformabile perché la propria diversità non nasce da una scelta ma da una condizione.
Nonostante gli sforzi non sarà possibile eliminare questo “problema” , se non eliminando gli omosessuali. Ma questa eliminazione fisica, seppur sistematica non potrà avere mai fine, perché l’omosessuale è frutto dell’unione eterosessuale. E’ una delle opzioni della natura. E bisognerà, prima o poi, prenderne atto…
Anche se questo può non piacere, anche se questo disturba la cosiddetta normalità, non dimentichiamoci che accettando la logica della repressione della diversità, ci sarà sempre qualcuno più uguale degli altri che avrà modo di scagliarsi contro ogni nuova diversità, qualunque essa sarà.

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento perchè rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perchè mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali e fui sollevato perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti ed io non dissi niente perchènon ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me e non c’era rimasto nessuno che poteva protestare.

Martin Niemöller (1892-1984)

http://firmiamo.it/decriminalizzazionedellomosessualita

martedì 2 dicembre 2008

Così c'era di mezzo la reputazione di un sacco di gente

E così finalmente anche il presidente Bush ammette che le armi di distruzione di massa di Saddam, quelle che hanno giustificato l’intervento militare in Iraq, non sono mai esistite.
Questa la singolare dichiarazione:
“Un sacco di persone avevano messo in gioco la loro reputazione dicendo che le armi di distruzione di massa erano una ragione per rimuovere Saddam Hussein".
Così come è stata riportata, questa confessione lascerebbe pensare ad un ripensamento sull’efficacia di una guerra per risolvere un problema serio quale poteva essere il possesso di armi di distruzione di massa da parte di un dittatore…
Probabilmente si voleva dire, invece, che l’esistenza di queste fantomatiche armi era stata in qualche modo garantita da “un sacco di persone” che avevano messo in gioco la loro reputazione!
Ah! E le prove ?
Non si era detto che c’erano le prove dell’esistenza di queste armi? Le fotografie satellitari dei depositi , e quant’altro?
No, le prove non c’erano e da tempo ormai lo si sapeva.
Quel che non si sapeva è che c’era di mezzo la reputazione di chi si diceva convinto della loro esistenza, e ciò è bastato.
E’ bastato per mentire al mondo intero, tanto per cominciare.
E grazie a queste menzogne( ma forse sarebbe più corretto parlare di scuse, alibi inventati ad hoc!) si è trascinato il mondo intero in una guerra che non ha sconfitto il terrorismo ma ha causato,ssecondo quanto pubblicato dal New England Journal of Medicine, 151.000 morti nella popolazione civile ( fino a Giugno 2006!) che salgono a 655.000 considerando anche le cause indirette di morte ( fonte: Studio dell’Università americana John Hopkins, pubblicato dalla rivista britannica The Lancet).
E se nell’attentato dell’ undici settembre sono morte 2973 persone, nella guerra in Iraq, sino al gennaio 2007, sono caduti 2982 militari statunitensi! ( fonte: globalsecutity.org )
Non ci sono invece dati certi sui morti tra i soldati iracheni.
Di sicuro però si sa che:
2,4 milioni di persone sono sfollate dalle proprie abitazioni e altre 2 milioni rifugiate fuori dall’Iraq.
4 milioni di iracheni dipendono da aiuti alimentari.
Soltanto uno su tre bambini iracheni ha accesso ad acqua potabile e uno su quattro è malnutrito.
Dal marzo 2003, 94 operatori umanitari sono stati uccisi, 248 feriti, 24 arrestati e 89 sequestrati.
(fonte: peace reporter)

Cifre impressionanti vero?
Non però per il generale americano Tommy Franks, che ha affermato "we don't do body counts" (“noi non contiamo i morti”)
Allora, forse, ha una certa utilità contare almeno il denaro investito per causare queste morti:
Difficile avere cifre esatte. Secondo alcuni studi del governo americano 800 miliardi di dollari saranno spesi nella guerra in Iraq e Afghanistan poco prima che Bush vada via dalla Casa Bianca!
La professoressa Linda J. Bilmes (Harvard University) e il professor Joseph Stglitz (Columbia University) hanno inoltre calcolato che il costo totale, vale a dire quello comprensivo dei costi futuri per diretta conseguenza del conflitto ( spese mediche ai veterani, interessi sul debito necessario per reperire il denaro, ecc) sarà di 3.000 miliardi di dollari. Stima che parte dal presupposto che dopo l'elezione di novembre i soldati americani cominceranno a ritornare a casa.

Sono cifre così enormi che è davvero difficile percepirne l’esatta quantità. Proviamo a pensare, allora, che con 200 miliardi di dollari (costo annuale della guerra in Iraq) si potrebbe eliminare l'estrema povertà dal mondo (135 miliardi).
Il resto del bilancio annuale si potrebbe usare per eliminare l'analfabetismo dal mondo, fornire soldi ai paesi in via di sviluppo e combattere l'Aids (22 miliardi).
O anche che il costo per la sanità del programma di Hillary Clinton per coprire i 47 milioni di americani che al momento devono farne senza sarebbe di 100 miliardi. Quello di Obama, meno inclusivo, si aggira sui 60 miliardi.
E questo senza voler parlare della catastrofe causata della crisi economica che necessiterebbe di muovere risorse tra i 500 e i 700 miliardi di dollari per essere affrontata con qualche probabilità di successo…

Incredibile, vero?
Eppure questi non sono discorsi nuovi. Erano tra gli argomenti, unitamente a quelli legati all’inutilità della guerra come strumento per risolvere le controversi internazionali, che venivano fatti e a gran voce da coloro che si opponevano all’invasione dell’Iraq.
Non si volle ascoltarli.
Sembrava anzi che il solo mettere in dubbio l’esistenza delle armi di distruzione di massa fosse come dichiarare la propria complicità col terrorismo Islamico…
Non si sapeva, allora, che l’uomo più potente del mondo non poteva non dare credito alla reputazione di quel “sacco di gente” della quale aveva deciso di circondarsi.
Non si sapeva allora che quelle persone avevano messo in gioco la loro reputazione nel giurare al mondo che Saddam Hussein era il nemico da abbattere ad ogni costo.

Al momento di marciare molti non sanno

che alla loro testa marcia il nemico.

La voce che li comanda

è la voce del nemico.

E chi parla del nemico

è lui stesso il nemico.
(B. Brecht)

venerdì 5 settembre 2008

La politica sull'immigrazione in Italia: incompetenza o malafede?

Per chi si è sempre sforzato di entrare nel merito dei problemi, di analizzarli con oggettività individuando le possibili soluzioni con pragmatismo, sganciandosi dai pregiudizi e dalle convinzioni ideologiche, questo è davvero un triste periodo.

Domina la propaganda e la demagogia la fa da padrona.

Si tace sulle vere emergenze del Paese, mentre tutti in coro ci si sgola per enfatizzare problemi inesistenti o gonfiati ad arte da un’informazione sempre più spesso pronta, per servilismo o complicità più o meno esplicita, a fare da battistrada alle iniziative governative, che trovano immediato sostegno nel parlamento.

Hanno così visto la luce leggi originate da scelte di natura ideologica, anche se presentate come efficaci strumenti per la soluzioni di problemi in realtà inesistenti o marginali e certamente meno prioritari, per esempio, dell’aumento dei prezzi, o del potere d’acquisto dei salari.

Tra i tanti possibili esempi vorrei analizzarne uno passato quasi sotto silenzio che, tra le altre cose, ha creato un vero e proprio mostro giuridico. Sto parlando del recente decreto sulla sicurezza. Ed in particolare sto parlando delle norme riferite all’immigrazione.

Prima di entrare nello specifico ritengo però sia necessario analizzare un poco nel dettaglio la normativa generale sull’immigrazione, la cosiddetta legge Bossi-Fini che è stata ed è la vera prima causa dell’aumento sia dell’emigrazione clandestina che dell’esercito di immigrati irregolari che vivono, e LAVORANO, in Italia.

Per le persone non in malafede forse basterebbe la considerazione che questa legge, nei fatti, non solo non ha fermato l’immigrazione clandestina, ma da quando è in vigore tale fenomeno è decisamente aumentato. Per verificare questa realtà non servono le statistiche: è sufficiente leggere le varie dichiarazioni degli esponenti dell’attuale maggioranza che, in nome di questa emergenza, si sono affrettati a varare norme ancora più punitive di quelle già in vigore. Come dire: per rimediare ad una legge che non funziona, si va avanti nella stessa direzione, peggiorando le cose…

Più o meno tutti dicono: se un immigrato viene in Italia per lavorare, che sia benvenuto!
Niente di più falso!

Pochi sanno che l’attuale legge in realtà sembra fatta apposta per impedire ad uno straniero di lavorare legalmente in Italia, nonostante, specie nel nord, se non ci fossero gli immigrati tantissime realtà produttive dovrebbero semplicemente chiudere per mancanza di mano d’opera.

Sì, perché avere un lavoro e una casa non basta! E non sto parlando di lavoro nero. No, anche avere un lavoro con assunzione a tempo indeterminato talvolta può non bastare!.
Si, perché in Italia un immigrato può entrare e soggiornare legalmente oltre il periodo concesso per turismo solo se il lavora già ce l’ha. In pratica dovrebbe fare una richiesta alle autorità diplomatiche italiane presenti nel suo Paese; verrebbe quindi inserito in non meglio precisate liste di collocamento istituibili grazie ad accordi bilaterali con gli stati d’origine dei lavoratori immigrati (Titolo III art. 22 comma 5 testo unico dell’immigrazione) e da quel momento dovrebbe restare in attesa…Restare in attesa di cosa?
Ma di essere chiamato in Italia da un imprenditore, ovviamente. Il quale, ammesso che riesca ad usufruire di queste liste ( ma dove le trova poi?),senza conoscerlo, senza averlo mai visto né “provato” dovrebbe assumerlo garantendogli anche una casa.

Ma non basta.

Il contratto di lavoro e il conseguente ingresso dell’immigrato nel nostro Paese potrà avvenire soltanto se il datore di lavoro riuscirà a far rientrare la sua richiesta tra quelle autorizzate ogni anno dal ministero attraverso il decreto sui flussi, che stabilisce, anno per anno, a quanti immigrati rilasciare il visto d’ingresso per motivi di lavoro.

Attenzione : la quota stabilita dal decreto sui flussi è in realtà la somma di quote diverse. Il decreto 2007 ha stabilito una quota di 170.000 stranieri ammessi ad entrare in Italia per motivi di lavoro. A questa quota si arriva sommando:: 47.100 posti riservati a stranieri provenienti da paesi che collaborano con l’Italia nel contrasto all’immigrazione clandestina: Albania, paesi del Maghreb, Egitto, Senegal, Filippine ecc (si tratta delle cosiddette “quote riservatarie”); 65.000 posti per gli stranieri, che non provengano dai paesi riservatari, impiegati nel lavoro domestico; altri 14.200, sempre non riservatari, per lavoro edile; 30.000 per i restanti settori produttivi; e il resto su “quote” minori (studenti già in Italia che vogliano rimanere per motivi di lavoro, lavoratori autonomi, tirocinanti, dirigenti, autotrasportatori ecc.).
Questo significa, praticamente, che anche se uno straniero viene effettivamente chiamato in Italia per fare, per esempio l’operaio in un’acciaieria, anche se il datore di lavoro dimostra inequivocabilmente di avere così bisogno di mano d’opera di arrivare ad assumere una persona mai vista, se arriva tardi, se cioè la quota a disposizione si è esaurita…beh non resta ad entrambi che aspettare il prossimo anno e sperare…

Eventualità tutt’altro che improbabile visto che sempre per esempio nel 2007 a fronte di 170.000 ingressi autorizzabili sono state presentate 700.000 domande! Vale a dire 700.000 datori di lavoro che richiedevano 700.000 lavoratori.

Una volta esaurita la quota, le richieste “in esubero” vengono tutte rigettate.
Esaurita la quota, tutti coloro che arrivano dopo si vedranno rigettare la loro domanda anche se in possesso dei requisiti richiesti dalla legge.

E’ come una specie di “gara a tempo”: chi arriva prima avrà in premio il permesso di soggiorno, chi arriva dopo l’esaurimento della “quota” si vedrà rifiutare la domanda.
Ed è una gara drammatica che si gioca sulla pelle e sui bisogni primari di una persona : si pensi che i posti disponibili si esauriscono nel giro di dieci minuti, un quarto d’ora al massimo, e che le domande presentate sono quattro o cinque volte superiori rispetto alle quote stabilite dal governo…

Se poi l’immigrato proviene da uno dei paesi con quote riservate, vale a dire uno dei paesi che hanno sottoscritto con l’Italia speciali accordi di cooperazione in materia migratoria, si supera davvero il limite del il ridicolo. Basti pensare che, per esempio, la quota riservata per gli immigrati somali, sempre nel 2007 è stata di ben 100 , dico cento, unità!

Vorrei mettere l’attenzione su un particolare tutt’altro che marginale: sono i datori di lavoro a dover presentare le domande.
I datori di lavoro, non gli immigrati.
Questo significa che il posto di lavoro l’extracomunitario già ce l’avrebbe. Questo significa che il datore di lavoro ha l’effettivo bisogno di quella persona per la quale richiede l’ingresso nel nostro paese!
Ma non si era detto che i flussi servivano ad evitare l’ingresso in Italia di persone senza casa e senza lavoro?
Settecentomila datori di lavoro hanno richiesto l’assunzione di settecentomila immigrati, per
i quali avevano provveduto, come prescrive la legge, anche a trovare un alloggio adeguato.
Ne sono stati autorizzati soltanto 170.000. E non perchè i richiedenti non avevano i giusti requisiti o avevano sbagliato la compilazione dei moduli !
E nemmeno perché c’erano più richieste che offerte, visto che le domande presentate direttamente dai datori di lavoro, sono l’implicita dimostrazione che l’offerta c’è, o meglio ci sarebbe.
Sono l’implicita dimostrazione che quei settecentomila avrebbero avuto un lavoro e una casa!
Quindi è falso che la politica dei flussi serve ad evitare la presenza in Italia di senza lavoro e senza tetto!

Ancora convinti che chi vuole lavorare legalmente in Italia è il benvenuto?

Continuiamo!
E’ evidente a chiunque che le cose nella realtà non funzionano secondo i desideri dei nostri legislatori. Praticamente il cittadino straniero che non trova lavoro nel suo paese e ha una famiglia da mantenere, oppure che deve andarsene per via di una guerra, di una carestia, di una persecuzione ecc, ecc, non resta ad aspettare che qualcuno lo chiami. Viene in Italia, quando può con visto turistico, quando non può clandestinamente, magari attraverso la rete di sfruttatori che organizza i viaggi della speranza .
Per contro, il datore di lavoro che cerca mano d’opera, nemmeno si sogna di assumere a distanza. Cerca e trova l’immigrato già presente in Italia. Lo prova e se lavora bene, prova ad assumerlo.

Chiediamoci: se fossimo noi nell’esigenza di emigrare, come ci muoveremmo’ E se fossimo noi nell’esigenza di trovare mano d’opera, come ci muoveremmo?

Nella realtà infatti quei 700.000 si trovavano già in Italia. Avevano cercato lavoro direttamente e, molti di loro erano già stati assunti in nero. Poi, per regolarizzarli il datore di lavoro aveva presentato la domanda fingendo che la persona per la quale si richiedeva l’assunzione fosse ancora nel suo paese d’origine come prescrive la legge.

Probabilmente i 170.000 autorizzati sono tornati effettivamente nel loro Paese, sempreché non fossero arrivati in Italia spinti dalla disperazione per una guerra, una carestia, una persecuzione; e da lì, muniti finalmente del sospirato visto d’ingresso, sono rientrati legalmente in Italia.

E tutti gli altri? La maggioranza ha semplicemente continuato a vivere e a lavorare in nero in Italia, perché indietro non può tornare e perché qui un lavoro lo ha effettivamente trovato.
Il datore di lavoro invece, magari con preoccupazione, ma certamente per necessità, non potendo permettersi di lasciarlo a casa perché la sua azienda senza quella mano d’opera chiuderebbe, ha continuato a pagarlo in nero.!

Questa è la realtà e basterebbe fare un giretto per le “fabbrichette” del nord per averne conferma!

Eccolo qui l’esercito di clandestini e irregolari!
Clandestini e irregolari per colpa di una legge che dice di voler combattere la clandestinità e contemporaneamente aiutare chi vuole vivere, lavorando in Italia!

Ma quello che è sotto gli occhi di tutti, quello che chiunque può capire anche solo partendo dalle semplici considerazioni sin qui esposte, sembra essere ignorato del governo che anzi sembra aver deciso di sferrare l’attacco finale.

Ed ecco la ragione vera degli ultimi provvedimenti sull’immigrazione, o meglio degli ultimi provvedimenti contro l’immigrazione.
Non contro l’immigrazione clandestina, ma contro l’immigrazione, perché appare evidente che le scelte governative nascondono l’intento politico-ideologico, di fermare l’immigrazione, al di là dei comportamenti e dei bisogni dei singoli e al di là degli effettivi interessi del nostro Paese!

Questa legge non è riuscita a fermarvi e a ricacciarvi nei vostri paesi e ha semplicemente creato un esercito di irregolari e clandestini? Bene inaspriamo le pene. Facciamo diventare la clandestinità un reato e mandiamo in galera anche tutti coloro che favoriscono il perpetuarsi di questa situazione, datori di lavoro e proprietari di case compresi!

Non intendo qui entrare nel merito della norma che trasforma centinaia di migliaia di persone in latitanti, con tutte le conseguenze sociali, giuridiche, organizzative che ne conseguono.
Voglio invece limitarmi ad analizzare una norma contenuta nel cosiddetto decreto sicurezza che ha davvero dell’incredibile e che è esplicativa della competenza (!!!) e dell’atteggiamento generale dei nostri legislatori riguardo l’immigrazione.

Questo è l’articolo in questione:
«5-bis. Salvo che il fatto costituisca piu' grave reato, chiunque
cede a titolo oneroso un immobile di cui abbia la disponibilita' ad
un cittadino straniero irregolarmente soggiornante nel territorio
dello Stato e' punito con la reclusione da sei mesi a tre anni. La
condanna con provvedimento irrevocabile comporta la confisca
dell'immobile, salvo che appartenga a persona estranea al reato. Si
osservano, in quanto applicabili, le disposizioni vigenti in materia
di gestione e destinazione dei beni confiscati. Le somme di denaro
ricavate dalla vendita, ove disposta, dei beni confiscati sono
destinate al potenziamento delle attivita' di prevenzione e
repressione dei reati in tema di immigrazione clandestina.».
Analizziamolo.
Innanzi tutto questo articolo non riguarda soltanto chi trae un ingiusto profitto dalla locazione ( come è stato riferito dai media) ma chiunque ceda a titolo oneroso un immobile. Vale a dire chiunque affitti un immobile indipendentemente dal canone richiesto.
Non riguarda neppure soltanto i clandestini ma tutti i cittadini stranieri irregolarmente soggiornanti nel territorio dello Stato.
Irregolarmente soggiornanti. Ma cosa significa? E’ questo un concetto ambiguo che non trova adeguata definizione giuridica
Sappiamo che un clandestino è colui che entra illegalmente, vale a dire senza visti di ingresso, documenti ecc in Italia. E un irregolare? Un irregolare è colui che è entrato in Italia legalmente ( con visto di ingresso, documenti, ecc, ecc) ma una volta scaduto il permesso di soggiorno si trova in una specie di terra di nessuno perché anche se ha presentato la domanda di rinnovo, il permesso di soggiorno lui non ce l’ha e la sua richiesta potrebbe anche essere respinta! Vale a dire che TUTTI gli immigrati regolari attraversano fasi più o meno lunghe dove potrebbero essere definiti degli irregolari, con tutte le conseguenze del caso! E tale periodo può essere del tutto indipendente dalla volontà dell’immigrato ma dipendente invece dalle procedure e dai tempi della burocrazia.
Può capitare per esempio che una persona entri in Italia per ricongiungimento familiare. Trovi lavoro e venga assunto a tempo indeterminato. Può capitare che il ricongiungimento sia, per esempio con una sorella da tempo legalmente in Italia e può capitare che la sorella si sposi e vada a vivere con il marito. In questo caso il fratello che per legge avrebbe l’obbligo di vivere con la sorella si ritrova improvvisamente fuori legge. Il suo permesso viene revocato nonostante abbia un regolare lavoro e una casa.
In questo caso, tra l’altro, il datore di lavoro rischia una multo e/o la galera perché, del tutto inconsapevolmente, sta favorendo un immigrato irregolare!
Ma andiamo avanti.
Immaginiamo che un immigrato con regolare permesso di soggiorno e con un contratto di lavoro anche a tempo indeterminato prenda in affitto un appartamento.
Il proprietario dell’immobile chiederà per la stipula del contratto di locazione ciò che è previsto dalla legge, vale a dire il codice fiscale e la copia del documento di identità, che invierà in questura entro 24 ore con la dichiarazione di cessione del fabbricato. Successivamente e nei termini previsti registrerà il contratto all’ufficio delle entrate.
Questi sono gli unici obblighi previsti dalla legge in vigore.
Ma come? E il permesso di soggiorno?
La legge sulle locazioni immobiliari proprio non li menziona!
Immaginiamo però che il proprietario dell’appartamento chieda scrupolosamente la copia del permesso di soggiorno e verifichi che tutto sia in regola. Bene. Tutto a posto allora? Per niente!
Un regolare contratto di affitto, infatti, ha durata di quattro anni, tacitamente rinnovabile per altri quattro. E il permesso di soggiorno? Il permesso di soggiorno invece dura al massimo due anni! ( N.B. perché un immigrato possa richiedere la carta di soggiorno, vale a dire una specie di permesso a tempo indeterminato, deve essere regolarmente in Italia da almeno 6 anni!)
E cosa succede quando il permesso di soggiorno scade? Beh, deve essere rinnovato e in genere passano mesi prima che ciò avvenga. E può capitare che non venga rinnovato! E così il nostro immigrato regolare con casa lavoro e, probabilmente, famiglia a carico, diventa un irregolare!
E il proprietario che ha concesso l’immobile in locazione rispettando tutte le norme in vigore? Beh…semplicemente rischia la reclusione da sei mesi a tre anni e la confisca dell’immobile, secondo quanto previsto dall’articolo sopra riportato!
Immaginiamo però che questo scrupolosissimo proprietario, allo scadere del secondo anno, si rivolga al suo inquilino e chieda l’esibizione del rinnovo del permesso di soggiorno ( n.b. la legge non lo prevede e quindi l’inquilino potrebbe rifiutarsi) . L’inquilino a quel punto può solo mostrare la ricevuta rilasciata dalla questura che documenta che è stata presentata la domanda di rinnovo.
A rigor di legge quell’inquilino, con regolare contratto di lavoro è diventato un irregolare. Che fare? Lo scrupoloso proprietario decide che non può rischiare e invita l’inquilino ad andarsene. Ma come!? E il contratto d’affitto regolarmente registrato che assicura la casa almeno per quattro anni? Eh già, è necessario allora avviare una causa per sfratto..
E qui viene il bello , perché proprio non esiste tra le cause di interruzione anticipata del contratto, la mancanza del rinnovo del permesso di soggiorno. Si può sfrattare per morosità e per sub affitto; dopo quattro anni si può non rinnovare il contratto perché la casa viene ristrutturata o perché deve essere abitata dal proprietario o da un suo familiare. Ma niente, proprio niente è previsto in caso l’inquilino sia in attesa del rinnovo del permesso di soggiorno, o che non gli venga rinnovato!
Attenzione. Non sto parlando di casi estremi. Sto parlando di situazioni assolutamente normali.
Il permesso di soggiorno vale due anni. Il contratto d’affitto almeno quattro!
E a quel punto che si fa? Nessuno lo dice.
Nel frattempo però, come segnalato nel mese d’agosto dalla Confedilizia, nessuno vuole più affittare appartamenti a degli immigrati, anche se muniti di regolare permesso di soggiorno e di un lavoro.
Di esempi ce ne sarebbero ancora molti e tutti più o meno dello stesso tipo.
Siamo ancora convinti che se uno straniero lavora e ha una casa, può soggiornare liberamente in Italia?
Alla faccia del buon senso, della certezza del diritto, degli accordi bilaterali, della effettiva necessità di mano d’opera, dei diritti dell’uomo e della tradizione di emigrazione del nostro Paese.
Si dice che per il mondo vivono e lavorano circa 60 milioni di Italiani. Mi piacerebbe vedere se gli stati che li ospitano mettessero in atto le stesse misure in vigore in Italia…
Nel frattempo, proprio ieri, il presidente della camera onorevole Fini, a proposito della concessione del diritto di voto agli immigrati ha dichiarato:
“Non ho nulla in contrario, a condizione che gli immigrati cui viene concesso questo diritto rispettino anche tutti i loro doveri. Vale a dire rispettare la legge, avere una casa e un lavoro….”

mercoledì 23 gennaio 2008

UNA SITUAZIONE MEFITICA, DI GRANDE PERICOLO

da: www.comedonchisciotte.org
Che Romano Prodi sia una faccia di tolla, un uomo senza dignità, non l’ho mai messo in dubbio fin da quando è entrato in politica. Si ha a che fare con un tipico “boiardo di Stato” (di quello italiano, non francese o tedesco) e questo spiega già tutto. Le dichiarazioni che ha fatto alla Camera hanno tuttavia dell’incredibile, soprattutto se unite a quelle di altri esponenti di sinistra (del tipo del “poco onorevole” ministro dell’ambiente). In una situazione di sfascio completo, con servizi pubblici da paese sottosviluppato, con metà e più della popolazione in reali difficoltà economiche, con una crisi incipiente che in Italia si manifesta con maggiore gravità che altrove, ecc., venire a raccontare che questo governo ha risanato il paese, i conti pubblici, che la situazione a Napoli è sotto controllo (e senza rimuovere nessuno; perfino ci si vanta di mantenere gli inetti, e anche “qualcosa di più”, al loro posto!), implica una mancanza di pudore e una tale capacità di menzogna che, al confronto, Berlusconi è di una sincerità adamantina.Quando quest’ultimo governava, molti “amici” si vergognavano di essere italiani, sostenevano di non reggere lo sguardo degli stranieri, ripetevano ogni secondo momento, con occhi smarriti e voce tremula: “l’estero ci guarda, cosa mai dirà di noi”. E un giorno si e l’altro pure, vi era la gara a riportare i giudizi negativi dell’Economist, del Financial Times, e via dicendo. Ieri, proprio il Financial Times ha scritto che l’Italia è il paese peggio governato d’Europa, e ha descritto la nostra situazione di sbando ormai totale. Che cosa dicono adesso quegli “amici”? E tutti gli altri giornalacci italiani che ripetevano le solite stronzate? Personalmente, non mi vergognavo allora e non mi vergogno adesso di essere italiano (che per me equivale ad essere di una qualsiasi altra nazionalità). Mi vergogno invece di quegli “amici”, della loro stupidità (e anche mala fede); mi vergogno per quelli che ancora difendono questa infame sinistra e la votano.Ripeterò fino alla nausea che quest’ultima è il cancro della nostra società, e non v’è speranza di guarire finché non si applicheranno i metodi necessari: l’asportazione chirurgica (migliore) o la chemioterapia (soluzione di ripiego). Certamente, però, si debbono aggiungere due considerazioni. Innanzitutto, la cura non è rappresentata dal ritorno della destra al governo, poiché si tratterebbe soltanto di un tentativo di applicare dei “pannicelli caldi” che, come ben si sa, rendono la piaga purulenta con infezione dilagante e setticemia. No, mi dispiace: o vi è la possibilità della profonda incisione con un bisturi o altrimenti non vi sono speranze da coltivare. Inoltre, deve essere ben chiaro alla nostra coscienza che l’origine profonda della malattia si situa in quegli ambienti finanziari e industrial-decotti, asserviti agli interessi statunitensi, che hanno provocato la profonda degenerazione del tessuto sociale italiano. Tuttavia, bisogna essere realisti: è rarissimo che si riesca a colpire al cuore la “bestia” che ci aggredisce. Sarebbe però già tanto amputarle gli arti, spezzarle i denti; fuor di metafora, togliere di mezzo i sicari politici dei reali mandanti dell’italicidio. Questi sicari sono i sinistri; sarebbe sufficiente colpirli e ripulire ben bene il paese dalla loro esiziale presenza politica. Il dramma della nostra situazione è che l’egemonia ideologica stabilita dagli ignobili “chierici” di “sinistra” ha fatto passare, a livello di buone quote di popolazione (in specie di certi strati lavoratori, soprattutto dell’inefficiente e lassista settore pubblico), la convinzione che la linea che va dal meglio (o almeno dal meno peggio) al peggio è la seguente: sinistra “radicale”-sinistra “moderata”-destra (con poche sfumature al suo interno, ma comunque con il nemico n. 1 sempre identificato nel cavaliere). Si tratta di un mondo rovesciato; bisogna invertire la sequenza: destra-sinistra “moderata”-sinistra “radicale”. Quest’ultima è la prima che dovrebbe essere battuta e, possibilmente, eliminata politicamente; poi viene la seconda e infine la prima, la meno pericolosa (se non altro perché più ottusa e incapace). Finché non saremo riusciti a smantellare l’ideologia degli abietti “chierici” di cui sopra – che dilagano nei mass media, nell’editoria, nel cinema, ecc. – non riusciremo a creare organismi politici in grado di ridare un minimo di normalità al paese. *****Se però Prodi continua a resistere, bisogna smetterla con le spiegazioni fondate solo sul suo carattere (magari ricordando che è di Reggio, i cui abitanti vengono ironicamente chiamati “teste quadre”, o “queeedre”, suono prolungato tra l’a e l’e). E’ evidente che questo mediocre e infido personaggio ha dietro di sé ben altre resistenze, che si fanno via via più pericolose perché sentono comunque il terreno franare. Anche il nuovo uso di settori della magistratura “militante” (e per chi milita, lo sappiamo bene da quindici anni!) annuncia possibili colpi di coda di inaudita gravità. Così si dimostra vera un’altra affermazione che i più avveduti ripetono da anni: si gridava al “fascista” Berlusconi perché erano questi i veri autoritari insinuati dappertutto, come i vermi nel formaggio, per impregnarlo delle loro losche ideologie e politiche di dittatura strisciante ma sempre più lampante (salvo che per i ciechi e per i farabutti che li votano) Pochi giorni fa si è svolto un fatto estremamente significativo, su cui non si è voluto insistere troppo. Bassolino, primo responsabile della situazione vergognosa a Napoli (dove da non so quanti anni è stato sindaco e poi presidente della Regione), non è stato sfiduciato (diciamo così) per appena tre voti (144 a 141). Mancavano tuttavia ben 12 senatori di F.I., la principale forza di quell’opposizione che aveva presentato la mozione. La Lega si è un po’ incazzata, ma senza esagerare; il più incredibile è che Berlusconi e altri dirigenti di quel partito non hanno levato un solo motto di riprovazione nei confronti di un’assenza così massiccia da non poter essere casuale. E pensare che è stato Berlusconi ad essere scoperto mentre tentava di “convincere” senatori di “sinistra” a far cadere Prodi. E’ proprio vero che l’ex premier è un po’ giuggiolone.Naturalmente, non sono in grado di conoscere i retroscena di una manovra, giocata sui continui rinvii della resa dei conti; sono tuttavia certo che i vari intrallazzi continueranno, portando sempre più il nostro paese nella vergogna e nel pantano. Nessuno sa con che cosa sostituire la politica attuale, voluta dal cosiddetto “piccolo establishment” (da me denominato GFeID), pur lacerato da lotte intestine acute (e sempre più lo saranno, se precipita la crisi in atto). Le torbide mene non si sono per nulla concluse: molti posti di vertice, nelle grandi imprese e negli apparati istituzionali (ivi compresi i corpi speciali in armi), sono vicini a scadenza e al ricambio; il quadro della crisi incipiente – detta finanziaria, ma in realtà assai più vasta e profonda, con i suoi effetti che muteranno i rapporti di forza tra gruppi dominanti centrali e tra gruppi subdominanti italiani – non è ancora disegnato con linee sicure. La sorte delle Generali – che, per quanto concerne l’Italia, è un punto focale dei (dis)equilibri e rapporti di forza tra questi dominanti e subdominanti – non è tuttora decisa in una sicura direzione. In fondo, non è del tutto chiara nemmeno l’operazione (minore) Alitalia, dove due “alleati” (Intesa e Prodi-PadoaSchioppa) sembrano su posizioni opposte; è però meglio, per il momento, non trarre conclusioni.Alcuni segnali sembrano indicare il rinsaldarsi di un’alleanza tra Bazoli e Montezemolo (e Della Valle). Questi ultimi due – dopo aver installato (assieme ad altri, sia industriali che finanzieri) il fondo Charme, di cui il blog ha spesso parlato, nel “paradiso fiscale” lussemburghese – hanno costituito la NTV per prepararsi alla privatizzazione dell’alta velocità ferroviaria (prevista per il 2010). In questi giorni nel capitale di tale società è entrata, con (mi sembra) il 20%, la banca Intesa, che ha appoggiato (se ne deve parlare solo al passato?) Carlo Toto di AirOne in merito alla possibile acquisizione di Alitalia. Toto è però anche il principale azionista di Rail One, società concorrente della NTV per quanto riguarda i treni ad alta velocità. L’Intesa fa dunque da trait d’union dei due competitori (ex tali a questo punto?). Non mi consta che l’Antitrust si sia finora mosso; vedremo se interverrà a difesa delle “sacre regole” della “libera concorrenza”. Rilevo intanto che Intesa, a sua volta, ha sempre avuto rapporti molto stretti con la statunitense Goldman Sachs (il cui già vicepresidente è oggi al vertice di Bankitalia). Limitiamoci a segnalare questi intrecci piuttosto interessanti.Notiamo inoltre un altro piccolo fatto, sempre senza – al momento – commenti: la Goldman (negli Usa) e l’Intesa (in Italia) sono, si dice, le uniche grandi banche a essere pressoché esenti dalle perdite clamorose legate ai crediti immobiliari (subprime); mentre in acque assai meno buone navigano a tal proposito, ad es., l’Unicredit e le americane Citigroup, Merril Lynch, JP Morgan, Morgan Stanley, ecc. Se però ci riferiamo, più generalmente, alle operazioni compiute tramite quelle scommesse che sono i derivati, non si salvano gran che nemmeno le due banche che apparentemente sono state meglio amministrate dai loro gestori. Non scordiamoci poi del passato recente: per quanto concerne il crac Parmalat (e Cirio), il comportamento dell’Intesa (oltre a quello di numerose banche americane) non è per nulla esente da molte “perplessità”.Concludiamo provvisoriamente: le forze di sinistra che reggono l’attuale Governo sono sempre state i reali fiduciari dell’intero apparato parassitario della finanza italiana subordinata a quella americana. I vertici di Confindustria seguono a ruota, e oggi il suo presidente uscente – che ha ricevuto dal governo di sinistra molti “regali” per la Fiat e altre industrie nella stessa situazione – sembra legarsi al duo bancario (Goldman dominante e Intesa subdominante) che appare al momento in condizioni appena un po’ migliori rispetto alle banche concorrenti. Il presidente confindustriale in scadenza, a quello che si legge sui vari giornali, si sta muovendo per far eleggere una sua sodale; nel contempo, cerca pure di diversificare i suoi investimenti onde non rimanere impigliato in quel che accadrà alla Fiat; da qui, forse, un certo contrasto con il “mago” Marchionne, che potrebbe sentirsi lasciato un po’ solo nella battaglia per il “miracolo” (non ancora compiuto malgrado le grandi chiacchiere) concernente la Fiat.Insomma, i “grandi” manovrano in un’arena tutta loro, completamente avulsa dal paese che affonda e la cui situazione economica va imputridendo. Le stime circa il nostro prossimo tasso di sviluppo sono in continuo ribasso, mentre cresce la tensione inflazionistica (non certificata, nemmeno per un quinto del reale, dall’ineffabile Istituto che si pretende addetto alle statistiche). E il Governo cade, non cade, sta in bilico; e anche cadesse, il putrefatto capitale finanziario-industrialdecotto intensificherà le sue torbide manovre, orientate dai “padroni” statunitensi, che devono tenere succube l’Italia come loro campo di oscure operazioni miranti a non perdere il controllo dell’Europa, onde rinsaldare il cordone sanitario contro le nuove potenze crescenti del capitalismo “orientale”. In tutto questo bailamme, l’opposizione non può veramente opporsi, essendo più ottusamente filoamericana dello schieramento di maggioranza; quanto alla sinistra “radicale” è ormai, al di là delle buone intenzioni di una sua infima parte (per nulla lucida però), una forza apertamente reazionaria.Sia chiaro: so bene che ci sono persone oneste che tentano di ripercorrere la via della critica al potere oggi esistente in Italia; persone che comprendono pure come l’Italia sia “serva” degli Usa. Tuttavia, i loro sforzi non sortiranno effetti – si continuerà nell’ossessiva creazione di gruppetti che si staccano da altri gruppetti, e via continuando in questa attività ormai affetta da demenza senile – fino a quando non si capirà che bisogna innanzitutto ri-capovolgere il mondo rovesciato di cui ho sopra detto: combattere senza posa, nell’ordine: sinistra “radicale-sinistra “moderata”-destra. Non che sia sufficiente, ma è la prima operazione da compiere. *****Sintetizziamo per i ciechi e i sordi. Il “nemico pubblico n. 1” sono i nostri parassiti finanziari e industriali, “weimarianamente” asserviti ai centri strategici di potere statunitensi, che ci stanno trascinando verso la crisi. Entro la prima metà di quest’anno, sono in programma circa 600 nomine pesanti negli apparati politici, amministrativi e in quelli economici “pubblici”, impadronendosi dei quali si crea un apparato di reale dittatura, mascherata formalmente da democrazia, in grado di scremare l’intero popolo lavoratore (dipendente e detto autonomo) a vantaggio dei parassiti suddetti e dei loro padroni d’oltreoceano. I fiduciari principali di questo blocco “rapinatore” sono il mediocre “boiardo di Stato” – pronto a servirli senza un minimo di vergogna per come viene costretto a fare la figura dell’ebete ripetendo monotonamente “tutto va ben, madama la marchesa” – attorniato dai politici e intellettuali della sinistra (di cui la più serva e opportunista è quella che viene denominata “radicale”), la vera “munnezza” da avviare verso qualche discarica ben predisposta. Stiamo entrando in un tunnel privo di via di uscita; o si fermano in tempi brevi i parassiti e i loro sicari politici (e intellettuali) o finiremo tutti in una grande cloaca piena di liquame e di rifiuti. Non si cerchi però di fermarli ri-votando la destra; ci vuol ben altro “vigore”!
Gianfranco La Grassa
Fonte: http://ripensaremarx.splinder.com/22.01.08