mercoledì 14 luglio 2010

Norma Rangeri


venerdì 25 giugno 2010

mercoledì 19 maggio 2010

martedì 9 marzo 2010

"Etiam si omnes, ego no",



"Etiam si omnes, ego no"


Se anche tutti, io no

Questo era il motto dei giovani universitari tedeschi, aderenti al movimento della rosa bianca,
per esprimere il proprio dissenso verso il sistema dittatoriale creato dal nazismo.

Questo il motto apparso sulle magliette indossate da alcune senatrici del Partito Democratico.

Non si tratta, ovviamente, di fare paragoni fuori dalla storia e dalla logica, ma di sottolinere con forza che la democrazia italiana sta corrrendo dei serissimi rischi e con altrettanta forza ribadire la propria personale opposizione a quanto sta avvenendo.

giovedì 4 marzo 2010

Tra il dire e il fare, c'è di mezzo... il saper fare!

Riporto qui un'articolo di "firma bollente" pubblicato sul FOGLIO  di Giuliano Ferrara il 3 marzo 2010.
Al di là di ulteriori e più politiche considerazioni, ritengo molto interessante quanto viene scritto   a proposito dell'incredibile vicenda sull'esclusione delle liste PDL a Milano e Roma su un giornale che, pur nella sua autonomia, non ha mai nascosto le sue simpatie per il centro destra in generale e per il Presidente del Consiglio in particolare...


Invece di circondarsi di geni e visagisti, il Cav. faceva meglio a recuperare il funzionario di partito

In mezzo a tanta fioritura di geni (strateghi elettorali, uomini del fare, curatori d’immagine – e qui una sola parola d’ordine s’impone: “Wilma, prendi la clava!”), col bel risultato dell’incasinamento firmaiolo, sarebbe opportuno il ritorno al posto d’onore di qualche cretino. Da intendere: cretino per ormai radicata e stupida considerazione, non il cretino di fatto mediaticamente mutato in genio fittizio. Più attenti procacciatori di firme, in qualche caso, e meno di carie, sarebbe ottimo punto di partenza. Con gran sconforto – a destra e a manca, ma onestamente più a destra che a manca – serve una sola cosa: il ritorno del funzionario di partito.

L’omino oscuro con la cartella di similpelle sotto il braccio come gli amministratori di condominio, un po’ forforoso nel caso, di non radicale depilazione in un altro, di poco gadget e più sostanza, uno che conosca pure Apicella e magari qualche normativa vigente, un cristo qualunque che sappia mettere in sintonia almeno gli orologi finiani e quelli berlusconiani, così che mezzogiorno sia mezzogiorno per tutti (e non solo di fuoco). Ognuno ad affannarsi a ravanare geni o bellezze o portaborse e chincaglieria varia per i listini, e invece un paio di funzionari poco appariscenti e meno indifferenti avrebbero forse salvato tanto il voto quanto l’anima. Più che la serva, il funzionario serve: qui si mettono le firme, queste quelle che occorre, segnatevi l’ora, ecco i moduli, attenti ai simboli, andate satolli e staccate i telefonini… Moduli e moduli e moduli, la bassa cucina che fa ben figurare il menù – branchi di esperti si occupano di cravatte, plotoni di strateghi esaminano i manifesti, pattuglie di conoscitori scelgono i colori: ciò che fu cazzeggio si muta in supremazia, ciò che era sostanza si spiaggia tra la necessità di una pagnottella e residui rompicoglioni che si fanno vivi sul filo di lana.

Casini, che è Casini ma è pure democristiano, buone cose ha tenuto a mente, così ha snocciolato un sensato bignamino sul come si fa: a presentare le liste a Milano va uno di Roma, quello dorme in albergo (solo: a volte si può), le liste sotto il materasso, e al mattino se ne va, anonimo e sconosciuto, verso il felice approdo. E per non virare verso la mistica del funzionario comunista (l’uomo di ghiaccio, sempre inteso, che il partito prima e tutto dopo), basterebbe riandare con il pensiero (nel Pdl qualche residuato gira) alla saggezza che in certi frangenti riusciva a mettere in campo il mitico Sbardella, e ti squadernava fogli e fogli di gente che chiamava gente, che controllava elettori, che incolonnava firme, che regolava orologi. L’estendersi patologico della fighetteria (intesa in ambo i sessi, per carità, quale piacioneria al massimo grado), se esteticamente conforta razionalmente produce danni che rendono impresa titanica persino la fila per consegnare una lista. Il rischio è piuttosto che, ora che il funzionario torna a servire come il pane e almeno quanto una massaggiatrice, non se ne trovi più.

Persino Bersani, che con illuminata preveggenza aveva indicato quale obiettivo una bocciofila (lì c’è gente che sa di boccino e di firme) e la volontà di rimandare indietro i Rifkin che vengono a conferenziare, così da utilizzare la buona prebenda per instillare nelle capocce militanti la formulazione di una delibera, la lettura di un bilancio, la sottoscrizione di una lista (anche se poi è finito dentro la triste performance sanremese: il piano inclinato che conduce al risotto da Vespa). Nella benemerita università liberale che il Cav. vorrebbe inaugurare, imponga con forza un corso di modulistica, non solo di estetica – e ci mandi i migliori, pur se non i più belli. “Voi siete uomini del fare, non funzionari di partito”, disse un dì ai suoi deputati – e infatti si è visto. E la Carfagna: “Si vergogni chi ha fatto il funzionario del Pci” – tu quoque, Mara? Un funzionario sprovvisto di mascara (grazie): questo urgentemente serve. E non sarebbe male rammentare che il mitico Cencelli (in confronto a quelli del Pdl un Nobel per la matematica) era solo un modesto funzionario democristiano. Sennò la prossima volta, a fare la fila, magari ci spediscono quelli scartati dai provini del Grande Fratello.



lunedì 1 marzo 2010

Chi è davvero Silvio Berlusconi? Parte 1

Pubblico oggi la versione integrale di un documentario, qui diviso in 6 parti, realizzato e trasmesso dalla Wnet Thirteen New York, la maggiore emittente della tv pubblica statuninenze Pbs e mai trasmesso in Italia da nessuna televisione pubblica o privata.
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Parte 2

Parte 3

Parte 4

Parte 5

Chi davvero Silvio Berlusconi ? Parte 6